E non fece quivi molte opere potenti a cagione della loro incredulità
(Matteo 13:58)

Gesù si recò a Nazaret e nella Sinagoga ammaestrava le folle le quali rimasero stupite della Sua sapienza. Lo stupore e la sorpresa però non furono sufficienti a fargli realizzare ciò che Egli avrebbe voluto e potuto fare per loro; solo pochi infermi furono guariti quel giorno (Marco 6:5). Tutto ciò naturalmente non fu colpa di Gesù, ma fu causato dalla loro incredulità. L'incredulità è un grave handicap che c'impedisce di realizzare l'opera di Dio nella nostra vita; essa "lega" le mani del Signore; perché Egli non fa violenza a nessuno. Non è scritto che Cristo non volle operare, ma che Egli "non poté operare"; e "si meravigliò della loro incredulità" (Marco 6:6). Quelli che Lo ascoltavano parlare quel giorno non vedevano oltre la vista materiale, per loro Egli era solo il figlio del falegname e di Maria, fratello di Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55-56). Bastava un passo di fede e tutto si sarebbe svolto diversamente, come tante altre volte aveva fatto, Gesù avrebbe operato nello spirito e nel corpo di chi si accostava a Lui con piena fiducia. Non sono le difficoltà, né la gravità del problema che possono impedire a Cristo di agire, ma soltanto l'incredulità. Ancora una volta Gesù ci dice, come disse a Tommaso: "Non essere incredulo, ma credente".

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