Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l'ombra che li proteggeva si è ritirata, e il Signore è con noi; non li temete.
(Numeri 14:9)
Ribellarsi vuol dire opporsi a un'autorità costituita. Non sempre la ribellione si manifesta in maniera violenta, ma in qualunque modo si esprima, ne contesta il potere. Non si può negare che ci sono ribellioni che hanno delle motivazioni nobili quali, ad esempio, promuovere i diritti degli indifesi. In questo senso ci sono molti ribelli che sono passati alla storia come eroi, liberatori, padri nobili della loro patria. Il ribelle è anche lo spirito libero che non accetta vincoli, che rifiuta lo status quo. Quanti figli ribelli, però, sono causa della loro stessa agitazione e fonte di dolori indescrivibili per i propri genitori? Nella sostanza, la ribellione vuol dire seguire il proprio volere, ma siamo certi che il nostro volere sia sempre quello giusto? Per il credente fare la volontà di Dio è lo scopo della vita: "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà" (Romani 12:2). Le parole da evidenziare sono tre: buona, gradita, perfetta. La volontà di Dio non è un peso da subire ma un onore di cui essere grati. Se non la vivi così, purtroppo ci sono soltanto due possibilità: o non Lo conosci o non ti fidi di Lui.