Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?
(Giobbe 2:10)
Spesso la fede debole vacilla nelle difficoltà. Alcuni non comprendono che le correzioni di Dio sono sempre utili all'anima nostra e pensano: "Se Dio mi amasse, non permetterebbe questa afflizione". La risposta di Giobbe, invece, dà prova di una fede più nobile. Noi prendiamo le buone cose terrene dalla mano di Dio. Crediamo che Dio ci ami quando riversa favori su di noi e ci dà cose piacevoli, gioia e prosperità. Quando Egli cambia forma di provvidenza e permette le difficoltà invece di elargire favori, dovremmo forse pensare che non ci ami più? Nel caso del cambiamento del trattamento di Giobbe, la Bibbia ci fa vedere il cuore di Dio, i Suoi sentimenti per lui, e scopriamo che Egli lo amava anche quando permise che soffrisse tanto dolorosamente! La sofferenza aveva lo scopo di suscitare in Giobbe la consapevolezza dei propri limiti e il bisogno di una reale crescita spirituale. Alla fine della prima prova, Giobbe aveva dichiarato: "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore!". Lo stesso Signore che aveva dato, aveva anche tolto. Sì, ed è opera dello stesso amore! Quello che a volte sembra un "male" agli occhi di un figlio di Dio in realtà si traduce in una benedizione che ci spinge alla crescita. "Poiché, la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, e del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte" (2 Corinzi 7:10). Dio sa meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno in ogni momento e che cosa ci servirà per avanzare nel Suo Regno; dovremmo fidarci di Lui totalmente, senza discutere. Sia che Egli dia un favore o tolga qualcosa, che ci conceda ciò che chiediamo o lo rifiuti, continuiamo a credere e a dichiarare: "Dio mi ama e sta provvedendo il meglio per la mia vita!"