Immagine in primo piano del volto di un uomo che fuoriesce da un libro aperto.

Perché la verità biblica non deve essere confusa con l’invenzione narrativa

 

In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad un fenomeno comunicativo che possiamo definire senza precedenti. La serie televisiva “The Chosen”, che ambisce a rappresentare la vita del Signore Gesù Cristo, ha raggiunto un pubblico stimato in qualche centinaio di milioni di persone, influenzando circa un ottavo dei cristiani presenti in tutto il mondo. Questo enorme impatto mediatico conferisce all’opera una responsabilità altrettanto smisurata ed è per questo che, come servitori della Parola di Dio, sentiamo pressante il dovere di vigilare ed evidenziare quali siano le criticità insite in questa tipologia di rappresentazioni. È evidente che, quando un mezzo di intrattenimento diventa così pervasivo, il rischio non è soltanto quello di cadere in piccole imprecisioni, bensì di giungere alla vera e propria falsificazione dell’intero messaggio evangelico.

L’apocrifo moderno: quando la fantasia oscura la Rivelazione divina

Partendo dall’assunto che il fondamento della nostra fede sia la Parola scritta, ispirata, infallibile e pienamente sufficiente (2 Timoteo 3:16), il pericolo più insidioso risiede nella libertà illimitata con cui gli autori scelgono di colmare i cosiddetti "silenzi" della Scrittura con pura invenzione. Sebbene i Vangeli non riportino ogni dettaglio della vita terrena di Gesù, l'integrazione "troppo fantasiosa" trasforma l'opera in un genere letterario che il cristianesimo, nel corso dei secoli, ha già conosciuto: il così detto testo “Apocrifo”, narrazione magari anche affascinante ma che non ha il riconoscimento ufficiale di verità o autenticità. Esaminiamo alcune fuorvianti invenzioni:

  • Il Ministero e la consapevolezza di Cristo

Narrazione: Gesù viene spesso ritratto mentre "prepara" i Suoi sermoni, chiedendo consiglio ai discepoli su come parlare alle folle. In alcune circostanze appare addirittura incerto sul passo successivo da compiere.

Verità scritturale: Cristo agisce in perfetta unità con il Padre e con autorità sovrana. Egli non riceve istruzioni dagli uomini.

«Perché io non ho parlato di mio, ma il Padre che mi ha mandato mi ha comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare» (Giovanni 12:49).

  • Il passato di Maria Maddalena

Narrazione: La trama prevede l'introduzione di figure mitologiche (come "Lilith") e la rappresentazione di una possessione demoniaca eccessivamente romanzata e ricca di dettagli macabri e sottotrame psicologiche che non trovano riscontro nelle scritture.

Verità scritturale: la narrazione evangelica presenta un testo sobrio che si limita a riportare la liberazione spirituale operata da Gesù, senza concedere spazio alla curiosità morbosa o a leggende extra-bibliche.

«Con lui vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demònii» (Luca 8:2).

  • La composizione del gruppo dei discepoli

Narrazione: L'inserimento di individui non ebrei (i cosiddetti gentili) o di donne, ufficialmente annoverate nel gruppo dei "dodici" apostoli, è assolutamente arbitrario. Una simile forzatura nasce dall’intento di piegare la verità evangelica alle moderne istanze di inclusività.

Verità scritturale: Gesù chiamò a sé dodici uomini, tutti figli d’Israele, per rendere visibile in modo profetico le dodici tribù del popolo eletto. La missione verso i gentili e l’apertura universale del Vangelo non sono frutto di iniziative anticipate, ma si compiono secondo i tempi e le tappe stabilite da Dio nella Sua sapienza.

«Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli» (Luca 6:13).

  • Eventi drammatici inventati: il caso di Tommaso

Narrazione: Tommaso viene presentato fin dall’inizio come un organizzatore di banchetti che incontra Gesù alle nozze di Cana e rimane colpito dal miracolo dell’acqua trasformata in vino. La serie televisiva arricchisce la sua figura attribuendogli una promessa di matrimonio con Ramah, la cui morte, inserita nella trama, diventa un passaggio drammatico volto a intensificare il suo carattere incline al dubbio e a rendere più duro il suo cuore.

Verità scritturale: Nei Vangeli non si fa alcun cenno alla presenza di Tommaso alle nozze di Cana, né gli vengono attribuite fidanzate, mogli o vicende personali drammatiche come quelle introdotte dalla narrazione televisiva. Il suo celebre 'dubbio' non nasce da un trauma inventato, ma dalla difficoltà di credere alla Risurrezione, così come riportato nelle Scritture.

«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò» (Giovanni 20:25)

  • La chiamata di Matteo e la sua caratterizzazione

Narrazione: La serie rappresenta Matteo come un uomo segnato da tratti dello spettro autistico o da una marcata difficoltà relazionale, scelta narrativa pensata per creare un forte contrasto drammatico tra la sua condizione personale e il ruolo sociale che ricopre.

Verità scritturale: Nei Vangeli non troviamo alcuna descrizione di Matteo come un uomo affetto da disturbi dello spettro autistico o incapace di relazioni sociali; è presentato come “pubblicano”, cioè esattore delle tasse al servizio dell’amministrazione romana. Questo ruolo, lungi dall’essere segno di isolamento sociale, lo colloca invece in una posizione di forte interazione con la gente, anche se spesso osteggiata e disprezzata dagli altri ebrei per motivi religiosi e politici. Il Vangelo di Matteo stesso si apre con la sua chiamata: Gesù lo vede seduto al banco delle imposte e gli dice «Seguimi». Subito dopo, lo vediamo organizzare un banchetto nella sua casa, al quale partecipano Gesù e molti altri pubblicani e peccatori (Matteo 9:10). Questo episodio mostra chiaramente che Matteo non era un uomo isolato o incapace di rapporti sociali, ma al contrario aveva una rete di relazioni e la capacità di radunare persone. Il “contrasto drammatico” che i Vangeli mettono in luce non riguarda una presunta condizione psicologica, ma piuttosto la tensione tra la sua vita passata, segnata dal peccato e dal disprezzo sociale, e la nuova vita come discepolo di Cristo. La forza del racconto evangelico sta proprio nel fatto che Gesù chiama un uomo considerato impuro e moralmente compromesso, trasformandolo in apostolo e testimone del Vangelo.

«Egli, alzatosi, lo seguì» (Matteo 9:9).

È evidente che aggiunte e caratterizzazioni arbitrarie, estranee alle verità scritturali, rischiano di confondere le nuove generazioni di credenti, portandole a non distinguere più la realtà evangelica dall’invenzione narrativa e ad accettare la finzione come se fosse un fatto storico.

L'americanizzazione e la perdita della sacralità

La trasposizione della storia evangelica nel linguaggio della produzione televisiva contemporanea comporta un drastico mutamento del tono spirituale. L’esigenza di rendere l’opera accessibile e appetibile sul piano commerciale ha prodotto una semplificazione eccessiva e un’estetica culturale del tutto estranea al contesto biblico originario. Questa americanizzazione si manifesta nell’uso di slang, di espressioni colloquiali moderne e di un’ironia che si discosta radicalmente dalla solennità e dall’autorità proprie del testo sacro. Come credenti, siamo chiamati a interrogarci se il tentativo di presentare Gesù come “uno di noi”, quasi un vicino di casa cordiale e simpatico, non finisca invece per sottrargli la Sua autorevolezza, maestà regale e santità intrinseca, riducendo Colui che è il Re dei Re e il Signore dei Signori a una figura banalizzata. La Parola di Dio non è intrattenimento, ma rivelazione, non è fiction, ma verità eterna e quindi, ogni volta che la sacralità viene sacrificata sull’altare della modernità, si corre il pericolo di confondere il Cristo vivente con un personaggio televisivo, e di sostituire la maestà dell’Evangelo con la leggerezza di una sceneggiatura.

Il compromesso con le “mode” culturali contemporanee

È necessario denunciare con chiarezza e fermezza il sacrificio dell’accuratezza storica e biblica sull’altare del “politicamente corretto” in conformità alle tendenze culturali del nostro tempo, spesso guidate da idee e pressioni totalmente estranee alla fede.

Alterazione dell’identità ebraica: La Scrittura testimonia che il gruppo dei discepoli era interamente ebreo fino al compimento della missione messianica e alla successiva apertura ai gentili dopo la Pentecoste. L’inserimento di figure non ebraiche nel nucleo più vicino a Gesù durante il Suo ministero terreno, o la normalizzazione di presenze etniche non verosimili per la Giudea del primo secolo, costituisce un affronto alla verità scritturale e alla precisione del piano divino.

Radicamento teologico: Il Cristo dei Vangeli è radicato nella sua identità di “Leone della tribù di Giuda”. Qualsiasi rappresentazione che alteri la composizione del Suo nucleo più stretto per compiacere sensibilità culturali moderne compromette l’accuratezza teologica e ignora la verità proclamata: «La salvezza viene dai Giudei» (Giovanni 4:22).

Conclusione: non confondere la polvere con l'oro

Quando la verità evangelica viene mescolata con l’invenzione, diventa come cercare pepite d’oro in una montagna di sabbia: chi non è esperto rischia di attribuire valore al terriccio, illudendosi di aver trovato il tesoro. The Chosen offre un ritratto personale e parziale di Gesù, carico di interpretazioni arbitrarie ed elementi di fantasia che oltrepassano di gran lunga la storicità attestata. Per questo motivo dobbiamo essere estremamente cauti: la fede non può poggiare su un’iconografia effimera, manipolata per fini narrativi o culturali, indipendentemente dal successo globale che essa riscuote. Siamo chiamati a distinguere con chiarezza ciò che appartiene all’intrattenimento da ciò che è la Rivelazione di Dio. La nostra responsabilità, come credenti, è tornare alle Scritture, poiché solo lì incontriamo il Cristo autentico.  Mettiamo dunque in guardia ogni spettatore dal rischio di sminuire e travisare i contenuti originali dei Vangeli, sostituendoli con una versione romanzata e di fantasia. La fede non può essere edificata su immagini fugaci e manipolate per fini di marketing, ma deve rimanere saldamente ancorata all’Evangelo poiché esso solo rende testimonianza di Colui che è la Via, la Verità e la Vita

«Santificali nella verità: la tua parola è verità» (Giovanni 17:17).

Dio ti benedica!

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