Un nuovo anno nel disegno di Dio: camminare con perseveranza
Un nuovo anno nel disegno di Dio: camminare con perseveranza
L’inizio di un nuovo anno porta con sé, inevitabilmente, un senso di attesa e il desiderio di un nuovo inizio. Per il credente, tuttavia, il tempo non è un semplice succedersi di giorni, ma lo spazio in cui si dispiega e si realizza il piano di Dio. Mentre il mondo si interroga con incertezza sul futuro, la comunità dei redenti continua a volgere lo sguardo verso Colui che è l'Alfa e l'Omega, certi che ogni stagione della storia è nelle Sue mani. In questo passaggio temporale, siamo chiamati a non essere spettatori passivi, ma protagonisti di una fede attiva e perseverante, fondata sulla roccia incrollabile della Parola di Dio.
La Scrittura ci insegna che Dio opera nella storia attraverso tappe ben precise, rivelando la Sua volontà in modi diversi ma sempre coerenti con il Suo amore redentore. Guardando all’anno che si apre, dobbiamo comprendere che siamo parte di un disegno eterno che tende verso un compimento glorioso. L'autore della Lettera agli Ebrei ci esorta con vigore:
« … deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta» (Ebrei 12:1-2).
Il termine greco hupomonē (perseveranza) non traduce il senso di una rassegnazione passiva, ma rappresenta una costanza vittoriosa, capace di resistere anche nelle prove che inevitabilmente siamo chiamati ad affrontare. Questa “corsa” richiede di deporre ogni peso: distrazioni, peccati, ma anche quei retaggi del passato che appesantiscono il nostro cammino spirituale. Iniziare l’anno con perseveranza significa, prima di tutto, riallineare le nostre priorità attorno alla persona di Cristo Gesù, lasciando che sia Lui a guidare i nostri passi nel tempo che ci è affidato.
Un principio fondamentale della nostra fede è che la salvezza è un dono gratuito della grazia di Dio, offerto a chiunque crede. Tuttavia, questa grazia non è una licenza alla pigrizia, ma la forza stessa che ci permette di rispondere alla chiamata divina. Dio ci ha scelti e ci chiama a sé, ma spetta a noi, giorno dopo giorno, accogliere questo invito e cooperare con lo Spirito Santo. La perseveranza è possibile solo perché Dio è fedele, egli non forza la nostra volontà, ma ci sostiene con la Sua potenza affinché possiamo rimanere saldi fino alla fine. L’apostolo Paolo ci ricorda:
«Colui che ha iniziato in voi un'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Filippesi 1:6).
Questo "giorno di Cristo" rappresenta il traguardo verso cui ogni credente aspira. La nostra escatologia, ovvero la dottrina delle ultime cose, non è un timore per la fine, ma una speranza viva nel ritorno imminente del Signore, che deve spronarci a una vita di santità e di servizio zelante.
Per affrontare le sfide del nuovo anno, non possiamo fare affidamento sulle nostre sole forze umane. La vita cristiana è, per sua natura, una vita fondata sul soprannaturale. Abbiamo bisogno di una continua "unzione" spirituale che solo lo Spirito Santo può dare. Egli è il Consolatore che ci guida in tutta la verità e ci equipaggia con i Suoi doni per essere testimoni efficaci nel mondo. La santificazione non è un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma un processo dinamico che si concretizza di giorno in giorno. Per questo nuovo anno, l'invito è quindi quello di continuare a cercare una comunione sempre più profonda con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, permettendo alla benedizione divina di trasformare il nostro carattere e la nostra testimonianza.
Come perseverare oggi?
Affinché la nostra fede non rimanga soltanto un concetto astratto, dobbiamo tradurla in passi concreti, quindi in questo nuovo anno:
- impegniamoci a studiare quotidianamente la Parola di Dio (Bibbia): essa è la “lampada al nostro piede” in un mondo avvolto dalle tenebre della confusione e dell’immoralità;
- non riduciamo la preghiera a una mera supplica, ma impariamo a viverla come un dialogo quotidiano, fiducioso e riverente con il Signore, cercando la Sua volontà sopra la nostra;
- viviamo ogni giorno come se il Signore dovesse tornare oggi: questo pensiero purifica il cuore, rinnova le motivazioni e infonde urgenza nella ricerca e nell’adempimento, nella nostra vita, della piena volontà di Dio;
- coltiviamo la “Comunione Fraterna”: la perseveranza non nasce nell’isolamento. È nel corpo di Cristo che il cuore trova sostegno, incoraggiamento e quella forza silente che ci permette di rimanere saldi nel cammino della fede.
In conclusione cari fratelli e sorelle, e voi amici in ricerca della verità: il nuovo anno non è un’incognita per chi cammina con il Signore; egli ha promesso di non lasciarci né abbandonarci. La via è già tracciata, il sacrificio di Cristo sulla croce ha aperto il cammino, e lo Spirito Santo ci dona la forza per percorrerlo con fedeltà. Non lasciate che le circostanze esterne o le debolezze del passato appesantiscano il vostro cuore, abbiamo certezza che la grazia di Dio si rinnova ogni mattina. Alzate lo sguardo, rinfrancate le ginocchia vacillanti e proseguite con gioia il cammino verso il traguardo finale. Il Re sta ritornando, e il nostro premio è vicino.
«Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore» (1 Corinzi 15:58).
Che il Signore vi colmi della Sua benedizione in questo nuovo anno di servizio, di perseveranza e di fede.
Cosa si nasconde dietro Halloween? Occultismo e satanismo!
Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele
(Efesini 5:11)
Con l'approssimarsi della fine di Ottobre è ormai consuetudine che fruttivendoli e commercianti si affrettino a rifornire i loro banchi di zucche in bella mostra, poiché dalla data del 31 Ottobre e fino al 2 Novembre la nostra penisola viene caratterizzata da tutta una serie di manifestazioni legate alla così detta "festa di Halloween", ricorrenza del tutto sconosciuta in Italia fino a qualche anno fa. Sono convinto che a favorire la diffusione di questa "tradizione" sia stata in gran parte la globalizzazione ma anche l’introduzione dell’insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria e in quella dell’infanzia. Infatti oltre alla lingua sono stati introdotti nel nostro Paese anche molti usi, costumi e tradizioni tipiche della cultura anglosassone. A completare l'opera poi l'incalzante bombardamento mediatico e consumistico, originatosi nei primi anni '90, che rese ancora più accattivante la ricorrenza camuffandola in una sorta di "carnevale" dal tema esclusivamente macabro. In pochissimo tempo quindi la ricorrenza si è radicata ed affermata nella nostra società. Come discepoli di Cristo, chiamati costantemente a esaminare «che cosa sia gradito al Signore» (Efesini 5:10), dobbiamo conoscere quale sia l’origine di questa festa e gli interessi in gioco, anche per potere avvertire e spiegare alle persone che Halloween in definitiva non è una festa ma una sorta di rito occulto offerto, spesso inconsapevolmente, alle potenze del male. In questa prospettiva appare quanto mai utile e necessario spiegare a tutti, ed in particolare ai bambini, le reali finalità di questa ricorrenza e perché sia assolutamente da evitare ogni forma di partecipazione al festeggiamento di Halloween. I bambini sono particolarmente fragili in questo senso infatti, a motivo della loro giovane età, si trovano ad essere condizionati, nei loro desideri e nelle loro scelte, dall’osservazione e dall’imitazione degli adulti e dal contesto sociale in cui vivono. È molto difficile quindi distogliere la loro attenzione da questa festa se familiari, amici e compagnetti di scuola si travestono per partecipare ai festeggiamenti. Diventa impossibile se tutta la realtà intorno a loro: casa, scuola, società e quindi negozi, cartelloni pubblicitari, radio, televisione etc... rappresenta un continuo incoraggiamento a festeggiarla.
Da dove si origina Halloween?
Halloween si celebra nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre. La sua origine va ricercata nella cultura celtica che, 300 anni prima di Cristo, stabilì questi due giorni, rispettivamente, come l’ultimo del vecchio anno e il primo del nuovo. Questa notte veniva considerata un momento di passaggio fra i due anni, una sorta di breve «interregno» durante il quale il mondo dei vivi e quello dei morti entrava in comunicazione, ma era anche la notte che segnava il passaggio dalla stagione calda e luminosa a quella fredda e tenebrosa.
Quando i Romani entrarono in contatto con la cultura celtica, pur continuando a considerare i Celti uno dei tanti popoli barbari, furono attratti da questo loro modo particolare di celebrare, esorcizzare e placare gli spiriti dei morti, anche perché due loro festività, le "Lemuria" e le "Parentalia" erano abbastanza simili. Le Lemuria venivano celebrate il 9, 11 e 13 maggio con riti notturni praticati per scacciare da casa gli spiriti degli antenati defunti (Lemuri era il nome che veniva dato agli spiriti della notte). Mentre le Parentalia (genitori, antenati) venivano celebrate dal 13 al 21 febbraio; si aprivano privatamente in famiglia, con l’offerta sacrificale di una pecora, e si concludevano con una festa pubblica, chiamata "Feralia", durante la quale venivano portati doni sulle tombe degli antenati (un pò come accade nelle offerte floreali durante la commemorazione dei defunti).
Dunque i Celti il 1° novembre celebravano Samhain, principe della morte. I druidi, importanti figure religiose con funzioni sacerdotali all’interno del popolo celtico, sostenevano che Samhain, il dio dei morti, tornasse, proprio nella notte precedente quel giorno, sulla terra portando con sé gli spiriti dei morti e lasciandoli liberi di tornare a occupare le loro antiche case. Per placare il principe della morte, i druidi organizzavano sacrifici animali e umani, che si svolgevano nella notte del 31 ottobre. Questi approfittavano del particolare stato di paura e di vero e proprio terrore che serpeggiava fra i vivi per chiedere loro dei doni. Per fare questo, il 31 ottobre attraversavano i villaggi tenendo tra le mani una rapa vuota in cui era stato intagliato un volto che, alla luce della candela posta all’interno della rapa, rifletteva un’immagine spesso terrificante. Nel presentarsi davanti alle case, recitavano ad alta voce una frase rituale: «Offerta o maledizione?», frase che oggi è stata trasformata nel famoso «Dolcetto o scherzetto?». I Celti, assai superstiziosi, pensavano di non avere scampo: o facevano subito un’offerta oppure avrebbero attirato su di loro la maledizione di Samhain. È, questo, un metodo antico, ma tuttora assai efficace non più fra i Celti, ma ahimé nelle pratiche di sedicenti "chiese cristiane", dove si richiedono doni per allontanare gli spiriti del male e soprattutto per la fuoriuscita dell'anima dei defunti dal «Purgatorio» ed agevolarne il cammino verso l’eterna pace.
Nel 609 papa Bonifacio IV istituì la festa di Ognissanti, da celebrare il 13 maggio (la stessa data in cui venivano festeggiati le Lemuria dei romani) seguendo una tattica ricorrente nel cattolicesimo dal IV secolo in poi: quella di sostituire le feste pagane con feste consacrate alla religione cattolica. Questo modo di fare, spiritualmente devastante, fu ripreso nell’anno 840 da papa Gregorio IV il quale spostò la data della festa di “Tutti i santi” dal 13 maggio al 1° novembre per farla coincidere, con la festa pagana del «Signore dei morti». Lo Samhain celtico fu di fatto sostituito dalla festa cattolica di Ognissanti. Questa sovrapposizione costituisce anche il motivo temporale per il quale i defunti vengono ricordati dalla chiesa cattolica proprio il 2 novembre!
Da allora nel mondo anglosassone l’antica festa celtica, promossa dai druidi, cambiò nome: non fu più chiamata Samhain, ma Halloween, una contrazione linguistica fatta risalire al dialetto scozzese, “All Hallow’s Eve” (letteralmente “la vigilia di tutti i santi”) indicando così il giorno che precede la festa di Ognissanti.
Cosa rappresentano le zucche?
Come già detto, i druidi giravano con una rapa illuminata dal suo interno e accendevano anche grandi fuochi per allontanare le orde di spiriti maligni. Credevano e insegnavano che la piccola fiamma della rapa era il simbolo di un’anima dannata, legata a una storia irlandese ancora oggi conosciuta come “Jack o’ Lantern”. Jack, uno sfortunato giocatore di carte ubriacone e dissoluto, avrebbe venduto la sua anima al diavolo per poter pagare i suoi debiti. Il giorno stabilito, il diavolo sarebbe andato da Jack per portarlo con sé all’inferno, ma Jack lo avrebbe sfidato a una partita di carte, in cambio di un anno in più di vita. Secondo la leggenda, Jack avrebbe vinto la partita e Satana sarebbe rimasto così offeso da non volerne più sapere nulla di lui. Non essendo "in regola" per andare in paradiso ed essendo respinto da satana all’inferno, l’anima del povero Jack al momento della sua morte avrebbe cominciato a vagare da sola sulla terra e, sempre secondo la leggenda, avrebbe trovato come unica dimora una rapa.
Quindi da un punto di vista simbolico ogni rapa racchiuderebbe un’anima dannata!
Quando la festa fu esportata dagli emigranti irlandesi in America, là scoprirono le zucche, che fino a quel momento non conoscevano. Videro che erano molto più morbide da svuotare e intagliare e che offrivano, per questa loro duttilità, la possibilità di creare forme più accattivanti. Così il simbolo passò dalle rape alle zucche e, ancora oggi, secondo le credenze cattoliche del popolo irlandese (ma non solo!) ogni zucca rappresenterebbe lo spirito di un familiare defunto da liberare dal Purgatorio.
E "dolcetto o scherzetto" cosa significa?
“Dolcetto o scherzetto?” è la frase chiave che rappresenta la festa di Halloween ed è un’eufemistica sostituzione della frase originaria: “Offerta o maledizione?”. La domanda contiene in sé una vera e propria minaccia e non possiamo non condannare la pratica ormai sempre più diffusa che vede nel mondo migliaia di bambini bussare il 31 ottobre alle porte delle case, spesso maledicendo chi non offre “il dolcetto”. La frase non è certo rappresentativa di una festa, come si vorrebbe far credere, ma visto che oggi si parla tanto spesso di “radici” rappresenta una delle tante intrusioni di satana nella vita degli uomini. È una frase che ha le sue radici nel satanismo, nella colpevole sottomissione degli uomini al “dio di questo mondo” che “ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio” (2 Corinzi 4:4).
Alcuni potrebbero controbattere sostenendo che è ormai fuori tempo parlare di satana, "vecchie credenze medioevali". Purtroppo in realtà satana, l’Avversario di Dio e degli uomini, è quanto mai presente nelle vicende umane. Lo spirito dell’anticristo che egli ha diffuso nel mondo non è, come comunemente si pensa, lo spirito che si oppone a Cristo, è piuttosto lo spirito che cerca di imitare Cristo, attirando l’attenzione sul sovrannaturale, sul miracolistico, su tutto ciò che è straordinario e al di fuori della realtà. Tutto questo per operare una sorta di lavaggio del cervello che induce incredulità e che porta a sminuire la potenza di Cristo e la sua vittoria sulla morte.
Cosa si nasconde dietro Halloween? Occultismo e satanismo!
I legami fra la festa di Halloween e il mondo dell’occulto, attraverso il quale satana si impone come “dio di questo mondo” sono evidenti e vale la pena di riassumerli in sintesi:
- gli adoratori di satana la considerano come la festa più importante nella quale si realizzano le tre indicazioni proprie del movimento dark: “cold, dark and dead”, cioè viene attribuito il massimo valore a tutto ciò che è “freddo, oscuro e morto”;
- una festa pagana è stata collegata a una festa impropriamente considerata “cristiana”, come abbiamo visto nella stretta connessione fra Samhain e Ognissanti;
- la notte del 31 ottobre è considerata il momento ideale per compiere riti divinatori con lo scopo di leggere il futuro attraverso ogni tipo di strumento: stelle, carte, interiora di animali etc... Ma non solo, è anche la notte di massima attività delle sette sataniche durante la quale vengono effettuati sacrifici in onore di satana;
- i colori della festa sono l’arancione e il nero per indicare come la luce e le tenebre debbano coesistere insieme;
- i costumi tipici della festa hanno origine nella credenza druida secondo la quale le teste di animali e gli scheletri trasmetterebbero a chi li indossa la forza degli animali e dei defunti rappresentati. Ma non è tutto, ci sono articoli e pubblicità che addirittura spiegano alle mamme come truccare i propri figli da diavoli o da demòni;
- oltre alla minaccia contenuta nella frase “Offerta o maledizione?” c’è un’altra frase oggi di moda per la notte del 31 ottobre: “Do whatever you like”, cioè: “Fai tutto quello che ti piace”, che esprime l’invito esplicito a vivere la notte di Halloween senza alcun freno morale;
- attraverso i costumi macabri, le candele nelle zucche, la richiesta di un’offerta sotto minaccia di maledizione, tutto nella festa di Halloween produce uno stile di vita orientato verso il mondo dell’occulto;
- non possiamo trascurare un altro aspetto inquietante: questa festa non offre strumenti per scacciare la paura e vincerla, piuttosto ne offre per provocarla negli altri, con un transfert esistenziale che alla lunga può diventare psichicamente devastante, perché impegnarsi a spaventare gli altri non elimina certo le proprie paure intime e personali;
- infine è opportuno sottolineare che tutti gli aspetti celebrati durante la festa di Halloween (i dèmoni, le streghe, i fantasmi, gli scheletri, la morte, le tenebre, la paura, il terrore, la maledizione) rappresentano realtà legate all’opera di satana, realtà sulle quali Cristo ha trionfato. Rievocarle e addirittura celebrarle equivale a disconoscere e disprezzare la Croce per mezzo della quale “sarà cacciato fuori il principe di questo mondo” (Giovanni 12:31).
È normale celebrare la morte?
Penso che qualsiasi persona che ragioni in modo lucido e razionale convenga che parlare della morte come argomento di gioia, su cui ridere e scherzare non sia naturale. La morte non è realtà con cui giocare. È davvero sconcertante vedere bambini che camminano per le strade travestiti da morti viventi, da scheletri, da cadaveri. In questo modo li facciamo vivere al di fuori della realtà, li lasciamo liberi di trasformare in gioco un evento che, nella realtà, è “il re degli spaventi”. Quanta responsabilità si assumono in questo senso tanti genitori! Spendono denaro per comprare ai loro figli i costumi più orribili e più rappresentativi della morte, poi, magari, quando muore un familiare o un conoscente fanno di tutto per impedire che ne vedano il cadavere. In questo modo, favorendo questa fuga dalla realtà per accreditare solo l’immaginario, si creano i presupposti per le gravi angosce esistenziali vissute oggi da tanti adolescenti e giovani.
Un episodio assai emblematico, accaduto qualche anno fa in Francia, narra di un gruppo di bambini travestiti da scheletri e da cadaveri che, camminando per le strade il giorno di Halloween, incrociarono un vero corteo funebre. Convinti che si trattasse di un gruppo di adulti impegnati a festeggiare la ricorrenza imitando i loro giochi, si mescolarono al corteo schiamazzando e ridendo a più non posso. È evidente che per loro era inconcepibile che una persona fosse morta davvero e che le guance dei partecipanti al corteo fossero solcate da lacrime vere: avevano trasformato la realtà in immaginazione
“Il padre della menzogna” è riuscito a spingere gli uomini a celebrare la morte facendola sembrare vita. La morte non può essere vita. Ma la vita può diventare morte per quanti rifiutano di guardare la morte in faccia e non la considerano più come una realtà da affrontare, ma un evento sul quale si può ridere e scherzare.
I figli di Dio sono chiamati a non partecipare e denunciare
Esaminati gli aspetti che caratterizzano questa festa, occorre trarre delle conclusioni che orientino le nostre scelte e, quindi, il nostro comportamento. L’esortazione che il Signore ci rivolge attraverso la Bibbia non lascia spazio a equivoci o compromessi: “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele” (Efesini 5:11). Dopo quanto abbiamo considerato, è scontato classificare la festa di Halloween come “opera infruttuosa delle tenebre”. Le indicazioni che riceviamo dal Signore sono due: non partecipate e denunciate. Limitarsi a rifiutare qualsiasi coinvolgimento non corrisponde quindi del tutto a ciò che il Signore ci chiede. Il rifiuto deve essere accompagnato dalla testimonianza!
Prima di tutto dobbiamo essere testimoni verso i nostri bambini, che hanno bisogno di essere protetti dalle influenze anche apparentemente solo superficiali esercitate dal mondo dell’occulto. Ma devono essere protetti in modo consapevole: il rifiuto deve essere motivato. Possiamo offrire loro, come so che alcuni hanno fatto, delle attività alternative che evidenzino il valore costruttivo della luce e della vita rispetto a quello distruttivo delle tenebre e della morte.
In secondo luogo, se abbiamo l'opportunità, possiamo essere testimoni nelle scuole, con i vicini, con quanti vivono intorno a noi. Però dobbiamo farlo non mossi da uno spirito di giudizio, quanto piuttosto da uno spirito di amore. Il nostro obiettivo non deve essere quello di giudicare, ma quello di avvertire, informando che, dietro un aspetto apparentemente piacevole e divertente, Halloween nasconde contenuti inquietanti che possono avere effetti deleteri nella crescita morale e spirituale dei nostri figli.
Ricordiamo anche che la distinzione fra magia bianca e magia nera, così come quella fra buone e cattive stregonerie, è uno dei tanti tranelli tesi da satana. Ogni forma di magia e stregoneria è opera del maligno e deve essere rigettata! Testimoniamo queste verità animati dalla certezza che “la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta” (Giovanni 1:5).
Facciamo in modo che questa certezza si concretizzi nelle nostre scelte e nel nostro stile di vita:
- seguiamo e ubbidiamo al consiglio della Parola di Dio:
"Non vi rivolgete agli spiriti, né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi a causa loro. Io sono il SIGNORE vostro Dio" (Levitico 19:31) - asteniamoci dal frequentare situazioni e ambienti che possono rappresentare rischi:
Non v'ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi» (1 Corinzi 15:33)
Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce (Efesini 5:7-8) - allontaniamoci dagli atteggiamenti immorali:
Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza, fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile (Efesini 4:19) - distinguiamoci come luce nelle tenebre:
siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo (Filippesi 2:15)
perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce (Efesini 5:8) - testimoniamo di Cristo con le nostre parole e soprattutto con la nostra condotta:
Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? (2 Corinzi 6:14)
Dio vi benedica!