Medicine alternative e cristianesimo, come regolarsi?

Il mondo sta attraversando un periodo di grande confusione che investe ormai anche ambiti importanti della nostra vita come la salute ed il suo rapporto con la "medicina convenzionale". Molte persone si rivolgono con fiducia a terapie alternative come l'omeopatia, l'agopuntura, i fiori di Bach e ad altre pratiche più o meno legate a credenze religiose orientali che invece sollevano perplessità e scetticismo nella comunità accademica della così detta "medicina ufficiale". C'è una parte del cristianesimo che mette in guardia chi si avvicina a tali rimedi perché nella quasi totalità dei casi dette pratiche hanno a che fare con dottrine orientali o con ideologie emergenti come la New Age. Nel caso dell'agopuntura, forse una delle pratiche più conosciute, c'è chi mette in guardia i cristiani perché si tratterebbe di una pratica in qualche modo legata al taoismo, all'esistenza di energie universali e a credenze in contrasto con il cristianesimo, eppure sembra che ci siano persone che ne hanno tratto benefici, come deve regolarsi un cristiano?

Il quesito proposto è molto interessante sia per le sue implicazioni pratiche ma anche perché in questi ultimi tempi stiamo assistendo alla trasformazione delle così dette "medicine alternative" da fenomeno "di nicchia" a preoccupante fenomeno "di costume" in linea con le tendenze modaiole che caratterizzano la nostra società. Credo che per formulare una risposta "biblicamente orientata" al quesito posto sia necessario considerare quali siano i principi a cui si ispirano le così dette pratiche "non convenzionali" perché essi in definitiva esprimono una precisa concezione di ciò che sarebbe Dio.
Anche senza entrare troppo nello specifico di ciascuna delle "discipline" alternative diffuse nella nostra società occidentale, si può osservare che il fondamento che le accomuna tutte è riconducibile all'affermazione: "Dio è una energia cosmica impersonale, perfettamente in equilibrio tra bene e male, che permea e compone ogni creatura" cioè, parafrasando, "Dio è in ogni cosa e ogni cosa è Dio".
Appare evidente che questa concezione di Dio, comune alle religioni orientali come il Taoismo ma anche a culture emergenti come la New Age, che non distingue il Creatore dalla creatura è assolutamente incompatibile con i principi della fede cristiana che invece fanno riferimento ad un Dio personale che ama l'uomo e si prende cura di lui. La concezione che "Dio è tutto" e "tutto è Dio", quindi anche l'uomo, è estremamente fuorviante perché negando la differenza esistente tra bene e male (poiché entrambi provenienti dalla stessa fonte) ripropone, in maniera subdola, l'inganno già perpetrato in Eden dal serpente antico.
Premesso che qualsiasi definizione di Dio è sempre limitativa, parziale ed incompleta, da quanto possiamo apprendere dalla Bibbia Dio è Eterno e Creatore di ogni cosa (e non energia impersonale) mentre l'uomo è opera del Dio Creatore e non una parte di Dio o Dio egli stesso (Ezechiele 28:2). Il Dio vivente dichiara in modo esclusivo: "Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ve n'è alcun altro" (Isaia 45:22) e Gesù Cristo non è uno dei tanti "fondatori di religioni" ma è il Figlio di Dio, e Dio stesso fatto carne, che si è fatto carico della tragedia umana e mostra agli uomini l'unica via per tornare a Dio.
La presunta concezione di Dio quale "entità energetica" presuppone e conduce a quella ben più ampia che implica l'esistenza di una armonia nell'universo che deve trovare corrispondenza e riflesso in quella del corpo umano; la malattia sarebbe quindi il risultato di uno scarso o eccessivo afflusso di energia in qualche parte dell'organismo. Tale concezione, facendo leva sulla presunta esistenza di un rapporto di subordinazione dell'energia vitale umana rispetto a quella dell’universo, svuota di fatto l'essere umano della sua personalità, della sua dignità e del suo valore individuale, relegandolo in una condizione di sottomissione a forze ad esso gerarchicamente superiori. Che differenza rispetto ad un Dio che ci chiama per nome! (Isaia 43:1 - Giovanni 10:3).
È evidente che se tutte le malattie dipendono dalla stessa fonte, ossia da uno squilibrio energetico, diventa più facile giustificare un intervento "medico" puramente simbolico e sostanzialmente identificabile con un rituale, dal momento che è su questo livello immateriale, energetico e spirituale che tali forme di "medicina" pretendono di agire. La "cura" a qualsiasi infermità (sia essa materiale o immateriale) consisterebbe quindi nel riequilibrare questo scompenso energetico con modalità che differiscono a seconda della disciplina, ma che sostanzialmente si riconducono alle seguenti categorie:
- pratiche che necessitano dell'assunzione di specifiche sostanze (come ad esempio la floriterapia o l'omeopatia);
- pratiche che necessitano dell'intervento di un "guaritore" in grado di rimuovere i ristagni energetici (come ad esempio gli agopuntori, i pranoterapeuti etc..);
- pratiche orientate alla soluzione del problema mediante un approccio spiritualista (rituali esoterici, meditazioni trascendentali etc..).

Sulla base di quanto sopra esposto è possibile formulare le seguenti considerazioni:

Quali pericoli si nascondono dietro queste pratiche?
Dall'esame di varie testimonianze, reperibili anche sul web, sembrerebbe che dopo una sensazione iniziale di apparente beneficio, possano manifestarsi scompensi psicologici e della personalità che, nei casi peggiori, degenerano in una sorta di "dipendenza" che può addirittura sfociare in subdole forme di plagio. Spesso chi utilizza queste pratiche è spinto ad approfondire la conoscenza di queste tecniche all'interno di associazioni che presentano caratteristiche molto simili a quelle delle sette. Inoltre, cosa ancora più grave, si possono determinare sfiducia ed allontanamento dalle cure della medicina tradizionale con ricadute negative sulla propria condizione di salute. Da non sottovalutare anche l'aspetto del "florido business" che dette pratiche producono a chi le propone, infatti sia le cure ma anche i corsi "teorico-pratici" intrapresi in certe sedi hanno spesso costi elevatissimi.

Dal punto di vista religioso, in quali insidie incorrono i cristiani?
Credo che il principale rischio sia quello di un progressivo allontanamento dalla "Fede", determinato dall'avvicinamento, spesso inconsapevole, a realtà occulte che sfuggono al controllo dell'uomo. Secondo la Bibbia tutte le pratiche che prescindono da Dio, come anche quelle derivanti dalle filosofie orientali, indipendentemente da come si presentano, annullano la relazione tra Dio e l'uomo, inducendo chi le pratica a credere di essere sufficienti a se stessi.

Per quale motivo si ricorre a queste discipline?
Tralasciando gli aspetti modaioli, spesso chi si avvicina a queste pratiche sta vivendo un momento particolarmente drammatico della propria esistenza, magari legato ad un malessere psicologico, spirituale o ad una malattia, senza riuscire a trovare nella religione una risposta ai propri problemi. Da non sottovalutare anche la scarsa conoscenza sulle reali origini e natura di queste tecniche.
Quale é l'alternativa a questo genere di pratiche per un cristiano?
Io credo che l'alternativa sia quella di pervenire ad una profonda comprensione della volontà di Dio e quindi allo sviluppo della propria fede; credere che quello che Dio ci ha rivelato nelle Sacre Scritture è vero e riconoscere che solo in Cristo Gesù c'è salvezza e guarigione eterna, anche se questa non implica necessariamente guarigione fisica, come del resto è anche testimoniato da parte di tanti uomini di Dio, finanche dall'apostolo Paolo (ad es. in 2 Corinzi 12:7-10 e 1 Timoteo 5:23). In altre parole, chi vive la fede in Dio secondo i Suoi insegnamenti non ha bisogno di affidarsi ad altre dottrine o pratiche di qualsiasi natura ma deve sperimentare (adorando in spirito e verità) la forza che può provenire solo da una intensa e sincera relazione con Dio, forza che ci consenta di accedere alla guarigione divina e qualora questa non sia nella volontà di Dio di sopportare, "sperando contro speranza" anche le afflizioni che purtroppo caratterizzano la nostra natura umana.

 

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