Se non diventate come fanciulli non entrerete nel regno dei cieli!

"In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli» (Matteo 18:1-4)

Chi è il maggiore nel regno dei cieli? domandarono i discepoli accostandosi a Gesù, la riposta è lapidaria: condizione necessaria per entrare nel regno dei cieli è cambiare atteggiamento e diventare come i bambini. In un'altra occasione, durante il discorso con Nicodemo, Gesù parla di questa necessità di essere trasformati e sperimentare la "nuova nascita". Come Nicodemo anche noi sappiamo che tornare nel grembo di nostra madre e nascere di nuovo non è possibile, ma allora cosa vuol dire diventare COME i bambini? E COME i bambini ma di che età?
Credo che la comprensione di ciò che Gesù volesse dire passa proprio dall'esame dell'avverbio COME cioè NELLO STESSO MODO. Nel testo viene detto che Gesù chiamatolo lo pose tra loro, possiamo quindi immaginare che questo bambino fosse in età infantile, ma perchè il Signore focalizza l'attenzione dei discepoli sul bambino? Forse vuole dire che nel rapporto con il Padre celeste bisogna avere gli stessi atteggiamenti che hanno i piccoli fanciulli nei confronti dei loro genitori? Io credo che Gesù volesse dire anche questo. Dobbiamo allora interrogarci su quali siano le principali caratteristiche comportamentali di un bambino, certamente l'innocenza ed il modo pulito e meraviglioso di vedere le cose, ma c'è anche qualcos'altro che merita di essere approfondito, vediamolo insieme.

"Il senso di dipendenza"
Il bambino, specialmente in tenera età, dipende in tutto e per tutto dal genitore. Quando inizia a muovere i suoi primi passi a chi si rivolge per essere sostenuto? Dopo i primi capitomboli si renderà conto che senza l'aiuto del genitore i suoi tentativi saranno sempre un fallimento! E come manifesta la sua richiesta di aiuto? Alza le braccia verso il genitore e con una espressione compassionevole mostra tutto il suo bisogno. Chi ha dei figli sicuramente avrà vissuto questa esperienza e mai negherebbe l'aiuto richiesto.
Noi quando ci rapportiamo al nostro Padre Celeste, nutriamo lo stesso sentimento di dipendenza che ha un bambino che muove i suoi primi passi o siamo convinti di potere fare tutto da soli? Gesù ebbe a dire a gente adulta e capace di intendere e di volere "senza di me non potete fare nulla" (Giovanni 15:5). Questo è il senso di dipendenza che dobbiamo imparare dai fanciulli!

"Incapacità di proteggersi dal pericolo"
Qual'è il comportamento di un bambino quando si sente in pericolo o quando ci sono persone estranee che non riconosce? Cosa fà?
Cerca riparo tra le braccia di mamma o papà stringendosi saldamente ad essi. Qualcuno glielo ha insegnato? No ma lui lo sa! Quando si sente in pericolo non c'è posto più sicuro delle braccia di mamma e papà. E per noi? C'è un posto più sicuro delle braccia di Dio?

"Ubbidienza incondizionata"
Un altro comportamento proprio dei bambini è "l'ubbidienza incondizionata". Ovviamente non sempre i bambini, specialmente quelli più grandicelli, sono ubbidienti al primo richiamo, spesso bisogna insistere per fargli fare quello che si vuole ma alla fine, quando ubbidiscono, spesso non sanno perchè lo fanno, semplicemente lo fanno perchè lo dice papà o mamma. Quando esistevano i vecchi televisori a tubo catodico sicuramente sarà capitato di dovere riproverare il proprio figlio perchè guardava un programma stando incollato al televisore. Se il bambino era particolarmente piccolo non sarebbe servito spiegargli della pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dalla televisione, non avrebbe potuto capire, ma nonostante questo, magari al secondo o terzo richiamo, alla fine il bambino ubbidiva e si allontanava dalla TV. E perchè ubbidiva? Non certo perchè aveva preso coscienza del pericolo ma semplicemente perchè lo diceva papà o mamma. Questa è la stessa ubbidienza che il Signore vuole da noi! Noi tendenzialmente come ci comportiamo? In genere siamo propensi ad ubbidire a quello che capiamo e a disubbidire a ciò che non comprendiamo. Non deve essere così. Il Signore ci chiede ubbidienza perchè lo dice Lui; "i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice l'Eterno". Quando il Signore prescriveva i Suoi statuti al popolo d'Israele molto spesso non spiegava le motivazioni, semplicemente il popolo doveva ottemperare agli ordini impartiti avendo per fede certezza di ottenerne beneficio. Se ci fate caso molte prescrizioni si concludono con "Io sono il Signore", come per dire "lo devi fare perchè Io so ciò che è bene per te".
L'ubbidienza è la più grande manifestazione d'amore nei confronti del Padre. Gesù disse:"Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l'amerò e mi manifesterò a lui."(Giovanni 14:21)

"Riconoscere la voce del genitore"
Un'altra caratteristica del bambino è proprio la capacità di riconoscere la voce del genitore. Sicuramente sarà capitato, in un luogo affollato, di dovere chiamare il proprio figlio che distratto si sta allontanando; nella confusione di voci che ci possono essere in quel contesto, al richiamo ecco che il figlio si gira verso il genitore. Gesù disse: "Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano." (Giovanni 10:27-28).

"Consapevolezza della propria incapacità"
Se il fanciullo si rende conto di non essere in grado di fare qualcosa a chi chiede aiuto? Se ha ricevuto un regalo che non riesce a spacchettare a chi chiede aiuto? Ai genitori! E noi, in relazione al nostro Dio, siamo disposti a riconoscerci nell'incapacità del fanciullo?

"Attitudine all'emulazione del genitore"
Si può osservare che specialmente i maschi tendono ad emulare il padre a volte addirittura prendendone anche gli atteggiamenti. Se chiedi ad un bambino piccolo cosa vorrà fare da grande spesso ti risponderà "quello che fa papà". Il papà rappresenta l'eroe, il riferimento della loro vita. Paolo in Efesini 5:1 esorta a mettere in pratica questa attitudine: "Siate dunque imitatori di Dio, come figliuoli suoi diletti". In noi esiste questo sentimento di emulazione?

In conclusione, seguendo l'invito dell'apostolo Paolo (2 Corinzi 13:5), esaminiamoci e rispondiamo con sincerità a queste domande:
- Siamo figliuoli che tendono le mani al Signore e chiedono a Lui aiuto e soccorso?
- Desideriamo essere rassicurati e sostenuti da Lui o confidiamo solo nelle nostre capacità?
- Manifestiamo ubbidienza incondizionata al nostro Padre celeste come il piccolo fanciullo nei confronti del suo genitore?
- Siamo in grado di riconoscere tra tutte le voci di questo mondo quella del nostro Padre celeste che ci indirizza nei suoi sentieri?
- Siamo disposti a riconoscerci incapaci ed a rimettere la soluzione dei nostri problema nelle Sue mani?
- Desideriamo avere la "mente di Cristo" (1 Corinzi 2:16) ed essere "conformi alla Sua immagine"? (Romani 8:29).

Se le nostre risposte non sono soddisfacenti è giunto il momento di chiedere aiuto al Signore, Egli è fedele ad ogni Sua promessa ed è sempre pronto ad intervenire per chi desidera ravvedersi ed uniformarsi alla Sua volontà! CerchiamoLo con fiducia nelle Sacre Scritture ed in preghiera, il Suo intervento nella nostra vita certamente non tarderà.

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