Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso.
Proseguendo nella navigazione accetti l’uso dei cookie; altrimenti è possibile abbandonare il sito.

Blog Grid

Commento alle "beatitudini"

L'enunciazione delle "beatitudini" è riportata nei primi dodici versi del capitolo 5 del Vangelo di Matteo e consiste nella parte introduttiva del più famoso ed articolato insegnamento pubblico di Gesù, comunemente noto come sermone "sul monte" o "della montagna".
Per una corretta comprensione del testo è opportuno osservare preliminarmente che i soggetti ivi descritti non possono essere considerati come rappresentanti di specifiche "categorie umane" che, in virtù delle proprie qualità morali, acquisiscono di diritto lo stato di gioia (beatitudine) promesso da Gesù; questa lettura sarebbe infatti incompatibile con il principio della "salvezza per grazia, mediante la fede" di cui parlano i testi sacri del Nuovo Testamento.

Prescindendo dalla professione di fede, se la salvezza si potesse ottenere per i propri tratti caratteriali (ad es. mansuetudine, riconciliazione, misericordia) oppure per una condizione di afflizione dovuta ad un lutto o una ingiustizia subita, verrebbe meno il fondamento della dottrina cristiana che vincola la salvezza alla fede nel sacrificio espiatorio compiuto da Cristo Gesù il Signore e che si manifesta inizialmente con un sincero ravvedimento e con il desiderio di farsi trasformare dello Spirito Santo per realizzare la "nuova nascita" ed una condotta santa "senza la quale nessuno vedrà Dio". Chissà quante persone aderenti ad altre confessioni religiose, anche politeistiche come lo Shintoismo, o a convinzioni agnostiche ed addirittura atee, hanno dato prova di possedere qualità morali come quelle sopra menzionate e tuttavia non otterranno salvezza se deliberatamente si rifiuteranno di umiliare se stessi e ad accettare Gesù come Signore "per ricevere perdono e riconciliazione con Dio".
Alla luce di quanto sopra esposto è evidente che "le beatitudini" debbano contenere un insegnamento più profondo e coerente con il resto della Parola di Dio, insegnamento che ad una lettura superficiale potrebbe risultare indecifrabile o addirittura fuorviante. La sequenza con cui vengono scandite le beatitudini delinea il percorso di crescita e consacrazione che deve contraddistinguere la vita di ogni vero discepolo di Cristo che desidera consacrarsi al suo Signore. Gesù descrive sinteticamente il percorso di colui che partendo dalla consapevolezza del proprio fallimento spirituale confida nell'opera di rigenerazione dello Spirito Santo per conseguire la salvezza eterna.

Ma in realtà, cosa vuo dire "essere beato"? Il termine "beato", secondo l'accezione greca "makários", descriverebbe quella condizione di benessere e pieno appagamento che riveste l'intera essenza umana fino ad arrivare alle profondità più intime dell'anima. In questo contesto è quindi da intendersi come la prosperità spirituale di colui che ha una relazione intima e personale con Dio, che gioisce della Sua approvazione e gode delle Sue benedizioni in vista della ricompensa finale: possedere il regno dei cieli. Esaminiamo adesso in profondità questo meraviglioso insegnamento:

Evangelo di Matteo cap. 5 vers. 1-12
"1 E Gesù, vedendo le folle, salì sul monte; e postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui. 2 Ed egli, aperta la bocca, li ammaestrava dicendo: 3 Beati i poveri in ispirito, perché di loro è il regno de' cieli. 4 Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati. 5 Beati i mansueti, perché essi erederanno la terra. 6 Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati. 7 Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta. 8 Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio. 9 Beati quelli che s'adoperano alla pace, perché essi saran chiamati figliuoli di Dio. 10 Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati voi, quando v'oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per cagion mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne' cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi"

 1a Tappa: Essere povero in spirito

Matteo 5:3 "Beati i poveri in ispirito, perché di loro è il regno de' cieli"

Innanzi tutto è importante definire cosa NON VUOL DIRE essere povero in spirito!
Essere poveri in ispirito non significa versare in condizioni economiche disagiate; Gesù, in questo contesto non dichiara che la povertà materiale avrebbe portato una benedizione spirituale. Una persona può essere materialmente povera, ma nello stesso tempo avere un comportamento orgoglioso che rifiuta la grazia di Dio. L’uomo povero non è più vicino al regno dei cieli dell’uomo ricco, ci sono stati e ci sono ricchi che fanno parte del popolo di Dio, salvati per grazia, che con il loro patrimonio hanno contribuito all'avanzamento dell'Evangelo.
Essere poveri in ispirito non significa essere poveri intellettualmente; la Parola di Dio, così come riportata in Proverbi 3:13, afferma che è:“Beato l'uomo che ha trovato la sapienza, e l'uomo che ottiene l'intelligenza!”.
Essere poveri in ispirito non significa avere una bassa considerazione di se stessi o una falsa umiltà, poichè Dio ci ha dato una dignità unica nel creato che neanche noi possiamo permetterci di calpestare, infatti nel Salmo 8:4-5 è scritto:" ... che cos'è l'uomo che tu n'abbia memoria? e il figliuol dell'uomo che tu ne prenda cura? Eppure tu l'hai fatto poco minor di Dio, e l'hai coronato di gloria e d'onore". La falsa umiltà potrebbe addirittura nasconde vanagloria o desiderio di sottrarsi a precise responsabilità e ovviamente questo tipo di comportamento non ha nulla a che fare con "l'umiltà in ispirito" di cui parla Gesù.

Allora cosa VUOL DIRE essere povero in spirito?
Il povero in ispirito è colui che ha un concetto realistico della propria condizione spirituale, riconosce di essere, secondo il metro di Dio, terribilmente peccatore e quindi meritevole della giusta retribuzione "poiché il salario del peccato è la morte" (Romani 6:23).
Il povero in ispirito è consapevole di non avere alcuna giustizia in se e quindi si riconosce incapace di potere espiare il debito spirituale derivante dal suo peccato; comprende che la salvezza è un’opera che solo Dio può realizzare nella sua vita poichè "il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 6:23). Questo atteggiamento è la chiave di tutto ciò che seguirà perché da esso si svilupperà una sequenza logica e spirituale ben precisa che inizia e termina con la medesima promessa: il possesso del Regno dei Cieli, realtà già presente nei cuori di chi crede (Colossesi 1:13) ma che si concretizzerà in modo tangibile alla seconda venuta del Signore Gesù Cristo (Apocalisse 11:15).

 2a Tappa: Fare cordoglio

Matteo 5:4 "Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati"

Fare cordoglio è una espressione che generalmente esprime la condizione in cui versa colui che è grandemente rattristato per un lutto e manifesta una tristezza così profonda da pervadere ogni ambito della propria esistenza. Nel nostro contesto la persona fa cordoglio perché si rende conto di quanto terribile sia la sua situazione spirituale, riconosce di essere spiritualmente morta, senza speranza, terribilmente colpevole davanti alla santità di Dio e questa realtà lo aggrava al punto tale che non può fare altro che affligersi come colui che è in lutto.
Certe persone si rendono conto di essere grandi peccatori ma nonostante questo non ne sono per nulla rattristate; esse non fanno cordoglio, sono soddisfatte della loro condizione perchè è il modello di vita che hanno scelto di seguire. Il Signore invece dichiara beati proprio quelli che fanno cordoglio per la loro condizione spirituale. Umanamente potrebbe sembrerebbe una contraddizione trarre gioia dalla sofferenza, ma ciò che per Dio ha grande valore per l'uomo è solo follia. L'apostolo Paolo, nelle sue lettere, ha più volte evidenziato come, in alcune circostanze, l'afflizione sia fondamentale ai fini di una proficua crescita spirituale "poiché, la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, e del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte" (2Corinzi 7:10) "e non soltanto questo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e la esperienza speranza” (Romani 5:3-4).
Per quanti hanno come obiettivo Gesù Cristo e la Sua giustizia, le afflizioni producono perseveranza, esperienza ed una speranza viva di ereditare le Sue promesse ed essere da Lui consolati mediante la consapevolezza di accedere al Suo perdono (Salmo 32:1-2).

 3a Tappa: Essere mansueto

Matteo 5:5 "Beati i mansueti, perché essi erederanno la terra"

L'essere mansueto non dipende dall'esercizio di particolari pratiche ascetiche proprie di alcune religioni orientali ma, nell'ottica della progressione spirituale di cui stiamo parlando, rappresenta una ulteriore fase di crescita per giungere alla statura del un vero figliuolo di Dio.
La mansuetudine rappresenta l'atteggiamento di colui che si è reso conto della propria povertà spirituale, questa verità lo ha aggravato al punto da fare cordoglio e quindi non può far altro che essere mansueto. E' la condizione di cuore di colui che con umiltà si predispone ad accettare gli eventi che si susseguiranno nella propria vita senza lamentarsi e brontolare. Il mansueto infatti non pretende nulla perché sa di non aver alcun merito nei confronti di Dio. Sa che tutto quello che avverrà nella sua vita è sotto il controllo di Dio e quindi, anche se da un punto di vista materiale potrebbe sembrare ostile, alla fine produrrà i suoi effetti in una durevole crescita spirituale (Romani 8:28-29). E' il Signore stesso che si pone come riferimento da imitare per tendere alla mansuetudine che Lo contraddistingue (Matteo 11:29), mansuetudine che produrrà gioia e riposo per l'anima.
E' importante sottolineare che questa caratteristica deve essere talmente evidente da potersi riscontrare nell'esercizio del rapporto con gli altri (Filippesi 4:5). L'apostolo Paolo infatti esorta a "condurvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con longanimità, sopportandovi gli uni gli altri con amore" (Efesini 4:1-2).
Chi è in questa condizione, crescendo in santità di valore in valore in ubbidienza alla volontà di Dio, arriverà a ereditare la terra (Salmo 37:11). Non si tratti di ereditare questa terra, che è destinata a essere distrutta (2 Pietro 3:7), ma di ereditare un posto in "nuova terra e nuovi cieli" alla presenza di Dio (Isaia 66:22; 2 Pietro 3:13).

 4a Tappa: Essere affamato e assetato

Matteo 5:6 "Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati"

Che cosa vuol dire essere affamato o assetato?
Chiunque ha sperimentato almeno una volta nella propria vita cosa vuol dire avere fame o sete, ma essere affamato va molto oltre aver semplicemente fame, vuol dire avere passato molti giorni senza avere mangiato. Similmente essere assetato va molto oltre aver semplicemente sete, vuol dire avere passato molto tempo senza aver bevuto. Si tratta quindi di quella condizione in cui la necessità di ottenere subito da mangiare o da bere diventa una ossessione. Il Signore Gesù usa un concetto facilmente comprensibile agli uomini per descrivere una condizione spirituale.
E' beata quella persona che si rende conto della propria povertà spirituale, è afflitto così tanto che il suo cordoglio lo rende mansueto ed a questo punto brama una cosa sola: la giustizia di Dio nella sua vita. Nello stesso modo in cui una persona affamata e assetata nel senso fisico vuole cibo e acqua più di qualsiasi altra cosa, la persona che è spiritualmente affamata e assetata vuole la giustizia di Dio più di qualsiasi altra cosa. E' consapevole di non poter arrivare ad essere giusti davanti a Dio per i propri meriti (Galati 2:16), e perciò desidera quella giustizia che può ricevere solamente come dono da Dio: la giustizia di Cristo Gesù (Romani 5:1; 3:21-26).
Quando si arriva al punto di avere un cuore che desidera più di qualsiasi altra cosa l'essere giustificato davanti a Dio (Matteo 6:33; Matteo 5:20) e quindi di ottenere il Suo perdono per poter entrare in rapporto diretto con Lui, quella persona riceve gratuitamente giustificazione, non per meriti propri, ma come dono da parte di Dio. "Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l'ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Corinzi 5:21). Nello sviluppo progressivo delle beatitudini questo è il momento in cui si ottiene salvezza, il momento in cui si passa dall'essere sotto la condanna eterna, all'essere perdonato, giustificato e salvato; questa beata consapevolezza produce la sazietà promessa.

 5a Tappa: 1° Frutto - Essere misericordioso

Matteo 5:7 "Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta"

L'essere misericordiosi è la caratteristica che più di ogni altra ci avvicina all'essenza stessa di Dio (Salmo 86:15). Quando un peccatore ha capito veramente la sua povertà spirituale, è rimasto così aggravato che ha fatto cordoglio e questo lo ha spinto a essere così abbattuto che per questo è mansueto, e arriva al punto che più di qualsiasi altra cosa vuole il perdono per poter essere considerato giusto, desidera la giustizia che si trova solamente in Gesù Cristo. Quando una persona arriva a questo punto Dio agisce con grande misericordia, prende il suo peccato e lo carica su Gesù Cristo, lo perdona, e lo giustifica con la giustizia di Cristo (2 Corinzi 5:19). La persona passa da essere colpevole ad essere perdonata e tutto questo Dio lo fa in base alla Sua misericordia (Michea 7:18-19). Quando si ottiene salvezza mediante la misericordia di Dio il cuore viene trasformato. Riconoscendo l'immensa misericordia che si è ricevuto da Dio, si diventa misericordiosi verso gli altri. Riconoscendo la gravità del proprio peccato e quindi la grandezza del perdono ricevuto, è pronto a perdonare quelli che hanno peccato contro di lui (Luca 6:36). Quindi un frutto della vera salvezza, dopo avere riconosciuto quanta misericordia si è ricevuta da Dio, è manifestare nei confronti del prossimo misericordia e disponibilità al perdono (Efesini 4:32). La Parola di Dio non insegna che l'uomo riceve perdono in virtù della sua capacità di perdonare il prossimo, ma che questa capacità di perdonare gli altri è il frutto evidente di avere ricevuto e realizzato il perdono di Dio nella sua vita. Chi vive così, esercitando la misericordia con il suo prossimo, otterrà misericordia nel giorno del giudizio.

 6a Tappa: 2° Frutto - Manifestare la purezza di cuore

Matteo 5:8 "Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio"

Cosa alberga nel cuore di un uomo che non ha conosciuto Dio e che quindi si conduce soddisfacendo i desideri della natura carnale? La Parola di Dio è molto chiara quando afferma che per naturale tendenza il cuore dell'uomo è insanabilmente malvagio (Geremia 17:9) fin dalla sua fanciullezza (Genesi 8:21). Anche il Signore Gesù fu molto chiaro quando affermò che: "quel che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l'uomo. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni" (Matteo 15:18-19). Una persona che ha veramente ricevuto il perdono ed è stata giustificata, sente la necessità di un profondo mutamento, ha necessità di ricevere un cuore nuovo, un cuore purificato e questo avviene esclusivamente per l'opera di Dio (Ezechiele 36:26). Coloro che cercano salvezza e si arrendono a Dio sono nuove creature, pure di cuore, che si adoperano per camminare in santità "secondo lo spirito", in opposizione allo stile di vita del vecchio uomo che si conduceva "secondo la carne". Essere puro di cuore vuol dire vivere una vita di santità e ubbidienza (2 Corinzi 7:1; Isaia 1:16-17) non per ottenere la salvezza mediante solo opere, ma come frutto della salvezza operante nella propria vita (Romani 8:5; Galati 5:16-26) in virtù della fede nella volontà salvifica di Dio che si è concretizzata "mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Quando il cuore è puro si accede alla promessa di vedere Dio e godere l'eternità alla Sua presenza.

 7a Tappa: 3° Frutto - Adoperarsi per la pace

Matteo 5:9 "Beati quelli che s'adoperano alla pace, perché essi saran chiamati figliuoli di Dio"

Chi ha realizzato la nuova nascita e ricevuto un nuovo cuore purificato (Ezechiele 36:26) è entrato in un rapporto di pace con Dio. Non è più nemico di Dio, a motivo del peccato (Romani 5:10; Colossesi 1:20), ma è diventato, per grazia, Suo figliuolo in virtù della croce di Cristo. Per la gioia che ne deriva quindi vuole annunciare questo perdono e la possibilità di avere pace con Dio anche ai suoi simili. Chi ha veramente ricevuto il perdono si adopererà, come ambasciatore di Cristo (2 Corinzi 5:20), ad annunciare grazia e pace al prossimo in virtù del ministerio della riconciliazione (2 Corinzi 5:18) e promuovendo tra i fratelli l'unità dello Spirito sotto il vincolo della pace (Efesini 4:3; Romani 12:18). Costoro che fanno queste cose sono già figli di Dio (in virtù del ravvedimento e della giustificazione in Cristo) ma il frutto del loro impegno nel proclamare questa salvezza ad altri rende più evidente e convincente la loro condizione.

 8a Tappa: 4° Frutto - Fedeltà al Signore ed al mandato ricevuto

Matteo 5:10-11 "Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando v'oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per cagion mia

Si potrebbe pensare che proclamare agli altri la necessità del ravvedimento, per accedere alla grazia salvifica che si può avere solo da Dio per mezzo del sacrificio di Cristo Gesù il Signore, porterebbe chi lo proclama ad essere apprezzato. In realtà chi non accetta questo messaggio e non vuole confrontarsi con la volontà di Dio, non apprezzerà chi gli ha parlato di Dio e farà di tutto per metterlo a tacere. La persecuzione di cui si parla è infatti "per cagion di giustizia" cioè per contrastare l'evangelo di Gesù Cristo ed ogni insegnamento proveniente dalla Parola di Dio. Chi vive per il Signore sarà quindi sottoposto necessariamente a persecuzione (2 Timoteo 3:12). Saranno perseguitati solo coloro che hanno un rapporto di assoluta fedeltà al Signore Gesù Cristo e che quindi cercano di assomigliare sempre di più a Lui mettendo in pratica i Suoi insegnamenti. Il comportamento di costoro, contrassegnato da una elevata integrità morale e spirituale, sarà visibile a tutti come “luce in mezzo alle tenebre”. Il vero discepolo di Cristo, benché viva nel mondo, non è di questo mondo, perciò sarà odiato da quelli che si conformano all’immoralità che governa il mondo. Il Signore mette in guardia dall'odio del mondo infatti in Giovanni 15:18-20 è scritto che "Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel ch'è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v'ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo. Ricordatevi della parola che v'ho detta: Il servitore non è da più del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra". Il cristiano nominale non è perseguitato, ma lo è quello che assomiglia Cristo. Quando prendiamo posizione per Gesù e facciamo ciò che Lui ci dice di fare aspettiamoci una qualche forma di persecuzione perché i valori di questo mondo contrastano con quelli di Cristo. La persecuzione scaturisce infatti dallo scontro tra due sistemi di valori tra loro inconciliabili. Per un cristiano l'unico modo per sfuggire alle persecuzioni di qualsiasi forma è scendere a compromessi con il sistema mondo, quindi se manifestiamo coerentemente la nostra fede, sia con le parole che con i fatti, aspettiamoci qualche forma di persecuzione. Possiamo affermare quindi che la persecuzione è la prova tangibile che il credente è realmente "in Cristo" (2 Corinzi 5:17) e che lo Spirito Santo sta agendo nella sua persona al fine di trasformarlo, secondo promessa, all'immagine di Cristo (2 Corinzi 3:18; 1Pietro 4:14). Coloro che affermano di essere credenti lo devono dimostrare sotto persecuzione, altrimenti è come il seme caduto sul terreno roccioso che germoglia ma subito si secca. Questi credenti hanno ascoltato e ricevuto la Parola di Dio con gioia, dice Gesù, ma siccome non hanno radici sono di corta durata, e nel momento della tribolazione e persecuzione si sviano (Matteo 13:20-21). In qualche modo i credenti saranno ostacolati, presi in giro, calunniati per la fede in Gesù, in futuro potrebbe anche cessare la libertà di culto ma un vero credente sarà disposto a morire per Gesù. "Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli; perché i padri loro facevano lo stesso ai profeti" (Luca 6:23; Ebrei 11:35-37). La sofferenza a motivo di giustizia non deve conturbare e sgomentare (1 Pietro 3:14) poiché la promessa eterna, che apre e chiude questo percorso scandito dalle "beatitudini", è la stessa di sempre: "di loro è il Regno dei cieli".