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Il "dubbio" del precursore

Dall'esame dei testi evangelici che si riferiscono a Giovanni Battista, emerge senza ombra di dubbio che l'ideale del "Messia", di cui Giovanni predicava l'imminente arrivo, fosse quello di un "Re liberatore" che incarnasse l'ideale ebraico del tempo; un Messia attivo politicamente in grado di ristabilire e dare nuovo splendore al regno di Davide. Poichè dalle notizie ricevute in carcere questa aspettativa non sembrava concretizzarsi ecco che nella mente del Profeta si fà breccia una "ragionevole" perplessità.

Evangelo di Matteo cap. 11 vers. 2-3
2 Or Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:
3 "Sei tu colui che ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro?"

 

Quali sono le notizie che arrivano al Battista? Sono le notizie di un Cristo che annuncia un messaggio molto diverso da quello che Giovanni si aspettava; un Cristo che non mostra alcun interesse per la condizione politica del paese e che anzi invita all'ubbidienza nei confronti dell'ordine costituito (dai a Cesare quel che è di Cesare); un Cristo che non stava facendo la "giustizia" che lui si aspettava, che non stava separando i buoni dai cattivi come il vaglio separa il grano buono dalla pula, ma un Cristo che predicando ravvedimento e conversione perdonava i peccatori, dimostrando la propria disponibilità proprio nei confronti degli ultimi, dei reietti. Le notizie che giungono al Battista lo destabilizzano, umanamente è molto fragile, il senso di fallimento e di impotenza che vive in carcere deforma la realtà e gli fa sembrare che il male stia trionfando; non riesce più a vedere in maniera inequivocabile l'opera di Dio nel ministerio del Cristo. Allora manda due suoi discepoli da Gesù per ottenere una chiara risposta alle sue perplessita:"Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?".

Evangelo di Matteo cap. 11 vers. 4-5
4 E Gesù rispondendo disse loro: Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete:
5 i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano, e l'Evangelo è annunziato ai poveri.

 

Gesù non usa argomentazioni dottrinali o filosofiche per convincerli ma lascia parlare i fatti e li invita a compiere una esperienza personale: "Andate a riferire a Giovanni quello che avete visto e udito". Cosa avete visto e udito? Abbiamo visto e udito che i ciechi ricuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, il vangelo è annunciato ai poveri! E cosa sono questi se non i segni della messianicità di Gesù Cristo? "Andate a riferire a Giovanni". Gesù invita Giovanni a considerare ciò che egli sta realizzando e insegnando, affinchè anche lui possa avere la certezza che Gesù di Nazaret è l'adempimento di tutte le profezie messianiche contenute nei Manoscritti Sacri (Isaia 35:5-10; 61:1-2).

Molto interessante è la conclusione della risposta di Gesù: "beato colui che non si sarà scandalizzato di me!", affermazione che oltre ad avere il sapore di una "amorevole" riprensione, decreta che indiscutibimente Gesù è "l'interpretazione autentica" delle antiche profezie messianiche. Tuttavia, dopo che i discepoli di Giovanni sono andati via, Gesù loda il profeta, arrivando ad affermare che egli è più che un profeta, è colui di cui parlano le Antiche Scritture, il messaggero che prepara la via al Signore, "egli è l'Elia che dovea venire", il più grande tra i nati di donna (contemporanei e di epoche precedenti). Il più grande perchè tra tutti gli uomini di Dio ed "i profeti dell'Antico Testamento è l'unico che può vedere dal vivo l'avvento del "regno" ma nello stesso tempo inferiore al minimo di questo regno che si stava insediando perchè il minimo si identifica non per il suo essere nato di donna, "ma per il suo essere nato d'acqua e di Spirito", ovvero nato di nuovo come facente parte della nuova famiglia di Cristo.